Potremmo cominciare la nostra chiacchierata partendo dagli inizi della vostra attività colombofila, che ne dice Signor Tramelli?

Va bene. Allora, diciamo subito che io e Casali siamo diventati soci nel 1996, l’anno in cui abbiamo unito le nostre forze. La colombaia di Casali era abbastanza affermata, ma anche la mia era vincente già da allora. Miscelandole, abbiamo creato un bel gruppo di colombi che ci ha dato subito tante soddisfazioni. Per poter meglio competere abbiamo dato vita al Team Alessandroni iscrivendo mia moglie Marina alla attuale società in cui corriamo “La Mercurio”e partecipando alle gare solo con il suo nome. Nel 2000 abbiamo vinto il campionato di “Selezione”, mentre l’anno prima avevamo ottenuto un 9° posto. A quel tempo, noi di Piacenza concorrevamo con Cremona con dei numeri notevoli di colombi stilando classifiche interprovinciali. Sempre nel 2000, tuttavia, abbiamo subito uno sfratto perché le colombaie erano installate in una zona militare e abbiamo dovuto cercare velocemente un altro alloggio per i colombi… Ed è stata la nostra fortuna, per due motivi: uno, le nuove colombaie sono state costruite con ottimi criteri di praticità in ampi spazi, secondo alla riproduzione abbiamo messo il meglio che avevamo sia come conformazione che come origine, sa il mio socio è un giudice federale e vuole la sua parte. 

Partecipavate alle gare in un gruppo di Piacenza anche prima con un maggior numero di colombi?

Sì, la nostra storia colombofila è sempre stata legata al gruppo di Piacenza, certamente prima avevamo più concorrenti ed i partecipanti alle gare arrivavano a numeri ragguardevoli. Adesso facciamo fatica a non perdere i concorrenti attuali e il nostro obiettivo primario è ricercare nuovi appassionati anche stimolando i giovani studenti dell’Istituto Agrario dove è attiva una colombaia ottimamente condotta da un giovanissimo Diego Barbieri. Oggi, comunque, per darci sempre nuovi  stimoli ci aggreghiamo ad alcune importanti gare del gruppo di Milano Sud auto-sponsorizzando il Gran Premio AIDO, costituito da 6 gare tra fondo e mezzo fondo.

Nel gran premio AIDO,  quest’anno,  avete ottenuto uno splendido risultato…

Sì, un bellissimo campionato che ci permette di confrontarci con altre colombaie molto forti, in cinque anni dalla sua nascita i piazzamenti sono sempre stati onorevoli e negli ultimi due anni lo abbiamo vinto. Però, purtroppo, non possiamo utilizzare i risultati né per le olimpiadi né per il campionato italiano. Ci tengo a sottolineare il mio rammarico perché negli ultimi anni sono nati soggetti come il “104”  o Top Gun che ci avrebbero fatto ben figurare a livello nazionale e forse anche alle Olimpiadi..

Passiamo a parlare delle origini della vostra colombaia. Come è nato il “Team Alessandroni” ?

Dopo lo sfratto del 2000 abbiamo eliminato fisicamente il 70% dei colombi e abbiamo messo il restante 30% alla riproduzione. In questo modo abbiamo reso omogenea la nostra colombaia formando un allevamento di soli vincitori. Questi e i vincitori del  campionato italiano, messi in riproduzione, ci hanno regalato subito una nidiata meravigliosa nel 2001 che è stata la nostra base di partenza della  nuova avventura colombofila. Per quanto riguarda le origini, si può dire che tutto parte da una “miscela” dei nostri vecchi Malavolta e Bottarelli per Ferrari Walter zarzani avuti negli anni dall’amico Mauro Pellegrini, colombi che ci portiamo dietro ormai da trent’anni. Pian piano abbiamo aggiunto dei Cattrysse di Grassi e dei Cattrysse Fabry di Foracchi & Bertozzi, dai quali abbiamo ricavato una coppia eccezionale che ci ha dato una serie impressionante di buoni colombi ed ora super riproduttori adatti in particolare alle gare di fondo e con grande caldo. Altro inserimento molto positivo è stata una femmina Bigia di Gaby Vandenabeele nipote del Kleinen che ha contribuito a dare un po di velocità ai nostri fondisti. Ultimamente abbiamo inserito dei Koopman di Mareike Winke, che ci hanno già dato 2 anellini argento nelle gare dei novelli, e degli Janssen attraverso Eijerkamp. Tuttavia, lavoriamo così bene col nostro ceppo originale che ci fa un po’ paura inserire dei colombi esterni. All’asta Totale di Giuseppe Bartolotta abbiamo acquistato le quattro migliori femmine che aveva, tra cui l’Olimpionica e la Campionessa Janssen, ed  altri colombi iportanti. Abbiamo unito le Janssen con i Ferrari Walter senza mai lasciare in disparte i nostri Malavolta incrociati con i Catrisse. Siamo sempre molto cauti con i nuovi inserimenti.

Che risultati vi hanno dato questi colombi nel 2006?

Quest’anno abbiamo ottenuto un 1°posto interprovinciale da Bari km 740, 1° da Barletta km 698 e i primi NOVE posti in classifica da S.Severo km 600 con un caldo da paura. Risultato che ha lasciato a bocca aperta sia gli avversari che i numerosi amici venuti a vedere l’arrivo. Spesso capita che qualche concorrente venga a vedere l’arrivo da noi invece di aspettare i suoi, magia che ha prodotto la costatazione elettronica.

Quale metodo di allevamento adottate?

Adottiamo una consanguineità che noi definiamo soft . Uniamo fra loro i cugini e zii con nipoti a volte anche fratellastri cercando di non esasperare troppo  la parentela. Puntiamo a mantenere i caratteri ma con un sangue non troppo ravvicinato. I nostri incroci sono testati a breve termine e devono dare velocemente dei risultati, altrimenti eliminiamo i colombi. Se invece otteniamo dei risultati positivi rientriamo immediatamente nella linea.

Bartolotta vi è stato molto vicino?

Come un fratello. Inizialmente ci scambiavamo i colombi; poi abbiamo creato una specie di colombaia in società e acquistato insieme molti colombi. Con Bartolotta c’era una collaborazione molto stretta. Lui coltivava soprattutto i Ferrari Walter, un ceppo che poi si è incrociato molto bene con il mio. Quando io e Bartolotta ci siamo conosciuti, nel 1992, mi ero appena separato dalla società con Bassi. Ero da solo e, da quell’anno, ho cominciato a scambiare colombi con Bartolotta e a coltivare con lui una bella amicizia. Dal ’92 a oggi abbiamo condiviso molto: la qualità dei colombi che ha avuto lui è anche un po’ la mia.

Avete un metodo particolare di gestione delle cure e dell’alimentazione?

Usiamo il metodo classico. Abbiamo vedovi e vedove. Queste ultime sono in numero limitato, ma molto spesso sono migliori dei maschi. Non alleviamo mai direttamente dai vedovi spesso vanno in pensione senza sapere cosa sia un piccolo. Noi ci fidiamo solo delle origini dei colombi e possiamo contare su una discreta squadra di riproduttori. Teniamo la prima covata solo per noi, mentre la seconda spesso diventa “preda” degli amici. Dalla terza covata a volte non alleviamo nemmeno. Siamo dei “cultori” che amano collezionare in colombaia dei “pezzi pregiati” dai quali a volte non alleviamo, basta averli, sono li a disposizione per farci fantasticare su come accoppiarli. Per quel che riguarda l’alimentazione puntiamo molto sulla qualità ma senza fare pazzie per questo o quel tipo di misto molto reclamizzato, ci affidiamo ad un’unico produttore che da anni ci prepara il misto su nostra formulazione e che secondo noi lavora con serietà e competenza. Un ringraziamento particolare va la dott. Aurelio Talami di Reggio E. che ci controlla periodicamente i soggetti e noi scrupolosamente  seguiamo i suoi suggerimenti.

Negli ultimi tempi il team Alessandroni sta ottenendo risultati che erano difficilmente pronosticabili…

La nostra realtà è piccola, ma molto agguerrita. I concorrenti non fanno sconti e ti devi sudare il successo. Ci sono colombaie più che valide, ma non ricordo che ci sia stata, negli anni addietro, una colombaia capace di conseguire risultati importanti quanto i nostri sia in Qualità che in Quantità. Basti dire che siamo l’unica colombaia Piacentina che onora tutti gli anni il vostro ambitissimo Campionato. Io e Casali siamo appassionatissimi, in perfetta sintonia ci dividiamo i compiti e siamo sempre alla ricerca di qualcosa d’importante. Cerchiamo continuamente di migliorarci e ci teniamo molto a far ben figurare la nostra Città e la nostra Società a livello nazionale.

Anche perché nel campionato italiano i piccoli gruppi non riescono ad emergere più di tanto e, chi fra questi riesce a classificarsi entro le prime 40 colombaie, ci deve “mettere del suo”. Quattro colombi appartenenti a una stessa colombaia che riescono a fare tanti chilometri e ad ottenere tanti premi devono volare tutte le domeniche partecipando alle gare coi grandi gruppi. Per questi volatori è ancora più difficile piazzarsi fra i primi 40 che essere tra i primi dei piccoli gruppi o tra i primi dei grandi gruppi. Ma noi oggi ci stiamo battendo per fare in modo che tutti i colombofili del campionato italiano possano partire alla pari. A nostro avviso, i piccoli gruppi dovrebbero cercare di aggregarsi con più classifiche, questo essere sempre presenti nella classifica della 40 colombaie più importanti nazionalmente, ci fa dire che il team Alessandroni gode di soggetti veramente al top.

si con enormi sforzi, credo proprio che un bel premio interprovinciale ci avrebbe fatto rimontare parecchie posizioni. Basta citare l’esempio dell’AIDO: su sei gare, ogni volta ci saremmo classificati almeno fra i primi cinque.

Avete un vostro “metodo segreto”?

Certo il segreto c’è, ma lo teniamo per noi.

Giustamente. Ma questo ci conferma che, chi in colombofilia ottiene risultati di alto livello, un metodo segreto deve per forza averlo!

Io ho poca memoria, però sono abituato a scrivere tutto. Conservo ancora i registri annotati, giorno per giorno, dal 1980 in poi. Spesso scopro di avere ripetuto nel medesimo modo le stesse cose, ma in anni successivi. Di conseguenza, oggi mi attengo rigorosamente a un programma che ritengo molto serio rispolverando le notizie conservate nei miei quadernetti o sul computer. Se c’è un metodo, si potrebbe dire che è questo: ci vuole serietà e costanza nel fare le cose. Poi ci vuole sempre quello spirito di ricerca che sprona a fare qualcosa di meglio. Guai ad adagiarsi e bearsi dei successi passati, è l’anticamera dell’insuccesso.

Non fate un allevamento invernale?

No, siamo tradizionalisti. Dopo la deposizione, lasciamo covare e poi togliamo le uova. Una volta tolte le uova, i nostri colombi diventano vedovi.

E gli accoppiamenti?
- Non li effettuiamo mai forzatamente quando i colombi non sono ancora pronti o non ne hanno voglia. Quando poi si tratta di curare i colombi in inverno, anche per noi diventa difficile farlo in modo troppo impegnativo per la scomodità del luogo in cui sono le colombaie e per il gran freddo che spesso dobbiamo subire! Preferiamo lasciare fare alla natura…
Anche se adesso, onestamente, la natura non ci aiuta …

E’ vero, ma, come le piante o come il nostro corpo, anche i colombi hanno bisogno del loro periodo di riposo e di disintossicarsi.

I vostri colombi rimangono sempre chiusi in colombaia durante l’inverno?
- Non fanno nessuna volata. Preferiamo non correre il rischio di perderli o darli in pasto ai rapaci in migrazione, cominciano ad essere numerosi anche da noi. Abbiamo delle ampie voliere dove i colombi possono prendere aria ed eventualmente restarsene al sole.
E con gli addestramenti come vi comportate?
- Ci atteniamo al programma del gruppo. Non siamo sostenitori dei lanci infrasettimanali o individuali. Solo, cerchiamo di fare parecchi lanci perché i colombi sono un po’ come i bambini a scuola: devono imparare e poi ripassare. Magari, prima di iniziare il programma di addestramenti, si è soliti effettuare tre, quattro lanci da soli utilizzando la vettura, anche su distanze di pochi chilometri.


Questo è un team di giovani colombofili agguerriti, la famiglia è coinvolta con un tifo eccezionale e simpatico, troviamo sempre alle manifestazioni del nostro sport,  Marina, moglie di Tramelli.
Il nostro sport avrebbe bisogno di tante altre giovani famiglie così.